martedì 24 gennaio 2012

Articolo 34

Art. 34 Cost, comma 3: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".
"Una volta riconosciuto che [...] l'Università deve essere frequentata solo dai capaci, non sarà impedita l'esplicazione di altre energie; ognuno potrà scegliere il più adatto per lui dei tanti tipi di scuola. La laurea non è il titolo che permette sempre di raggiungere le maggiori retribuzioni; è il titolo che deve essere ambito da chi alla quantità preferisce la qualità della retribuzione. Un professore universitario non è sempre meglio retribuito di un capo officina". (Michele Giuia, PSI, deputato alla Costituente, relatore dell'attuale art. 34 della Costituzione)

martedì 27 dicembre 2011

Il provincialista (a proposito degli anti-italiani decorati di gran croce)

Si sa che Giorgio Bocca amava definirsi “provinciale”, e così intitolò uno dei suoi più fortunati libri di memorie. Libro notevole, soprattutto per la descrizione letteralmente incredibile di un Leonardo Sciascia in abito bianco e panama, che si fa raggiungere mentre, seduto nella terrazza dell'albergo, sorseggia (ovviamente) una granita al caffè, parlando e atteggiandosi come “lo zio”, la caricatura del mafioso immortalata dal grande Paolo Bonacelli in “Johnny Stecchino” di Benigni. Film che, come spesso faceva Bocca, riprendeva i più grossolani luoghi comuni sui siciliani, senza però pretendere d'esser preso sul serio.

giovedì 15 dicembre 2011

Il fascista che non t'aspetti

Vivendo all'estero, fa sempre piacere aggiornarsi sulle ultime tendenze della società italiana. Ad esempio, a causa dei recenti fatti di cronaca, ho raccolto qualche notizia su questo inedito fenomeno dei fascisti atipici di CasaPound, fenomeno che, forse proprio a causa della sua eccentricità, ignoravo totalmente. Pensavo infatti, nella mia ingenuità, che si trattasse di comuni fascisti. Ho invece appreso, tanto per cominciare, che il punto di riferimento politico del movimento sarebbe Benito Mussolini. È pur vero che la loro bandiera ha una casuale somiglianza cromatica con quella del Terzo Reich, ma non bisogna farsi ingannare perché, tanto per dire, la loro ala studentesca sfila con bandiere nere graziosamente decorate da un fulmine bianco. Visti in foto, sono tendenzialmente rasati e vestono per lo più giubbotti di pelle nera e anfibi. Tra le manifestazioni inedite, si segnalano pellegrinaggi a Predappio e celebrazioni della Marcia su Roma. Ma quel che vale la pena sottolineare è la spiccata vocazione intellettuale di questa eclettica compagine: oltre a fregiarsi del nome di un famoso poeta (per di più straniero!), risulta infatti che abbiano un forum online chiamato "ideodromo", e una band che suona brani intitolati, tra l'altro, "nel dubbio mena" e "cinghiamattanza". All'udire quest'ultimo, i militanti usano togliersi la cintura e prendersi a cinghiate a vicenda.

giovedì 27 ottobre 2011

Litigation mentality

LA DISCORDIA
Di citatorie piene e di libelli,
d'essamine e di carte di procure
avea le mani e il seno, e gran fastelli
di chiose, di consigli e di letture;
per cui le facultà de' poverelli
non sono mai ne le città sicure.
Avea dietro e dinanzi e d'ambo i lati
Notai, procuratori et avocati.
(Ariosto, Orlando Furioso, XIV, 84, a cura di C. Segre, Mondadori, Milano, 1976)

giovedì 13 ottobre 2011

Supplemento al terzo Osservatorio Linguistico

Un'illuminazione di Guido Vitiello mi permette di chiosare a dovere l'ultimo post sullo stile di Giap. Vado subito al punto: l'esempio prototipico dei post dei Wu Ming è indubbiamente il Folagra. Vale la pena ascoltare: "formazione di gruppi spontanei", "collettivo urbano", "cogestione proliferante", "a monte"... Certo, la ragione è ovvia: dietro ai due esempi (pardon, alle due "enunciazioni") c'è lo stesso "Urtext". Ma c'è un aspetto che ora appare ancor più chiaro: se regge il parallelismo tra i Wu Ming e Folagra, allora indubbiamente regge anche quello tra Fantozzi e i convertiti dai post e dalle "performance potenzialmente depuranti" di Giap. Qualcuno si sarà anche sentito preso per il culo, quando avrà capito (dopo vent'anni?) che Steve Jobs non faceva gli iPad solo perché era buono.

martedì 11 ottobre 2011

Osservatorio Linguistico / 3 - Wu Ming e la complessità dello stile

Il prestigioso The Independent si chiede come facciano i Wu Ming "a ottenere narrativa di tale potenza e complessità da un lavoro collettivo". Sulla potenza dei post di Giap (la stanza dei bottoni di Wu Ming!) non mi arrischio, ma quanto alla complessità non ci sono dubbi: una miscela esplosiva tra Lotta Comunista (“il capitalismo è in ogni momento contraddizione in processo”), il “discorso del bivacco” a contrario (“in questi giorni non si parla a vanvera, la realtà morde il culo e ogni frase è una chiamata alle armi”) e Sergio Corbucci (“il suo nome è moltitudine”). Roba da capogiro. Se poi ci soffermiamo sul vocabolario, c'è da vacillare per lo sforzo. Prendete l'ultimo: si parla di un "agente collettivo di enunciazione" impegnato in una "contronarrazione": un misto di diritto societario ed estetica postmoderna. Il problema è che se uno si concentra tanto sulla complessità dello stile, può sfuggire che tante volte il contenuto è assai modesto. Come quelle trattorie alla buona che scrivevano sul menù "torta di mais" e "pesce veloce del Baltico", e poi servivano polenta e baccalà.

domenica 9 ottobre 2011

Travaglio: le turbative esterne e le indicibili pressioni


L'articolo di Marco Travaglio sul processo di Perugia annovera qualche pezzo di repertorio francamente esemplare. Lasciando da parte la questione dell'innocenza o della colpevolezza, che non ci interessano. Il primo, ovviamente, è la consueta attitudine di insegnare alle procure che si lasciano sfuggire una condanna come si fanno le cose, attitudine qui immalinconita da un velo di rammarico: "Ah..! se solo la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda...". Una modesta proposta per ovviare ai problemi dei fondi per la giustizia: passiamo tutto a Travaglio. Condanne multiple e senza lamentarsi dell'assenza della carta delle fotocopie: tanto non verbalizza.