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mercoledì 16 ottobre 2013

Le Lezioncine Americane, ovvero Il Calvino Ridimensionato

A quanto pare, si diffonde l'uso di parlare con sufficienza delle "Lezioni americane" di Calvino . Ieri Sandra Petrignani, commemorando il 90° anniversario della nascita di Calvino sull'Unità, le ha liquidate in poche righe: "lezioncine [...] francamente deludenti". Per andare alle radici di un giudizio tanto sbrigativo, bisogna leggere il saggio pubblicato qualche anno fa su Belfagor da Claudio Giunta, e poi riproposto su minima & moralia. Il saggio di Giunta meriterebbe, in realtà, un'analisi tanto approfondita quanto quella che il suo autore dedica a Calvino, ma non è questo il luogo. Da calviniano di lungo corso, devo ammettere che, sotto molti aspetti, il saggio è condivisibile, soprattutto nelle considerazioni generali. Ad esempio quando parla dell'uso che fanno gli umanisti del linguaggio della scienza (o della logica). Così come è centrata sull'obiettivo la polemica sulla "mania" della metaletteratura, che tanto ruolo ha avuto nelle lettere contemporanee, da Eco in su. Persino l'accostamento ad Arbasino, per quanto forse eccessivamente ingeneroso, è retoricamente azzeccato e non privo di una sua illuminante verità. Devo anche dire che, benché calviniano osservante e praticante, penso che avesse ragione Gore Vidal: è vero che il soggiorno a Parigi non ha giovato alla prosa di Calvino.

mercoledì 13 febbraio 2013

Le donne al tribunale

 
"Subito la sua attenzione fu attratta da dodici o quindici belle signore che riempivano le tre logge sopra gli scanni dei giudici, proprio di fronte alla sedia dell'imputato. Volgendosi verso il pubblico, vide che anche la tribuna circolare sovrastante l'anfiteatro era piena di donne: per la maggior parte eran giovani e gli sembravano molto belle: avevano gli occhi accesi e pieni d'ansia".
Stendhal, Il rosso e il nero (trad. D. Valeri), Firenze, 1965, p. 522
(Francesco Netti, "Nella corte d'assise")

Una delle più note commedie di Aristofane si intitola, in italiano, “le donne all’assemblea”, o, com’è a volte erroneamente tradotto, “le donne al parlamento”. In realtà, l’assemblea cui si fa riferimento, l’Ecclesia (da cui deriva il titolo originale Ecclesiazusai, “le consigliere”), non aveva solo funzioni legislative, ma anche giudiziarie. Insomma, le donne si intrufolano, nella commedia di Aristofane, nell’organo legislativo e giudiziario di Atene.
Un interessante articolo della Lettura del Corriere, segnala il cinquantesimo anniversario dall’ammissione ufficiale delle donne nella magistratura italiana. La svolta fu infatti la legge 66, varata, appunto, il 9 febbraio del 1963, nella quale si disponeva, all'articolo 1, che «la donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera». Sul punto, l'Assemblea Costituente era stata reticente: non erano passate le richieste di sancire la proibizione dell'ingresso delle donne in magistratura (volta a volta giustificate da ragioni sociali, morali o fisiologiche), ma d'altra parte non si era aperta la porta, esplicitamente, alla loro ammissione. Del resto, ancora nella prima metà del secolo XX si discuteva, in Italia, sull'eventualità di permettere o no l'accesso delle donne alle aule di tribunale, e soprattutto di permettere loro di assistere tra il pubblico alle udienze penali. Si temeva che la loro presenza potesse perturbare la «solennità» del processo penale, introducendo una pericolosa destabilizzazione emotiva.

martedì 19 maggio 2009

Lettura consigliata

A Modest Proposal - For preventing the children of poor people in Ireland, from being a burden on their parents or country, and for making them beneficial to the public [Jonathan Swift,1729]

It is a melancholy object to those, who walk through this great town, or travel in the country, when they see the streets, the roads and cabbin-doors crowded with beggars of the female sex, followed by three, four, or six children, all in rags, and importuning every passenger for an alms. [...] I think it is agreed by all parties, that this prodigious number of children in the arms, or on the backs, or at the heels of their mothers, and frequently of their fathers, is in the present deplorable state of the kingdom, a very great additional grievance. [...] I do therefore humbly offer it to public consideration, that of the hundred and twenty thousand children, already computed, twenty thousand may be reserved for breed, whereof only one fourth part to be males; which is more than we allow to sheep, black cattle, or swine, and my reason is, that these children are seldom the fruits of marriage, a circumstance not much regarded by our savages, therefore, one male will be sufficient to serve four females. That the remaining hundred thousand may, at a year old, be offered in sale to the persons of quality and fortune, through the kingdom, always advising the mother to let them suck plentifully in the last month, so as to render them plump, and fat for a good table. A child will make two dishes at an entertainment for friends, and when the family dines alone, the fore or hind quarter will make a reasonable dish, and seasoned with a little pepper or salt, will be very good boiled on the fourth day, especially in winter.

Testo originale (da Project Gutenberg)